il nemico: la solitudine

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xh5×8384.jpgxh5×8384.jpg“Ciao Silvia, sono Simone.Ho un problema sono solo e ne ho paura! Cosa devo fare?� “Cara Silvia, sono preoccupato, ho il terrore della solitudine! Tu cosa ne pensi?� Nel corso della vita ogni individuo ha provato l’esperienza della solitudine, e quando l’ha confrontata con gli altri si è accorto che non ne esiste una sola. Ognuno di noi ha un modo proprio di rappresentarsela, di viverla e perché no, d’immaginarsela. Esiste dunque una solitudine diversa per ognuno di noi? Io credo di sì!
L
a solitudine: essa tocca profondamente tutti gli uomini, è ineliminabile, ci accompagna per tutta la vita. Per alcuni può diventare la strada della ricerca interiore.
“Ciao sono Anna, ho un problema. Sono una ragazza madre e il mio bambino è molto malato. Da quando i dottori hanno confermato la malattia, il mio fidanzato se ne andato. Io soffro di solitudine. È orribile stare sola!� “Ho avuto un problema di salute e da quel momento il mio uomo mi ha lasciata. Odio la solitudine! Baci Serena� La solitudine presenta moltissime sfaccettature: ve ne sono di forzate, in genere imposte dalle circostanze della vita, quali gli handicap e la malattia, l’isolamento percettivo o l’abbandono di una persona cara. Esistono dei casi in cui l’individuo non può sfuggire alla solitudine: benché la società tenti di deprezzarla, esistono delle condizioni in cui l’esterno impone alle persone la solitudine. In questo caso all’uomo non rimane altro che soccombervi o servirsene.
In alcuni casi, la solitudine forzata è diventata, per qualche personaggio della storia, la condizione che ha permesso l’espressione della fantasia. La creatività ha avuto l’opportunità di esprimersi, tant’è che alcune delle più grandi espressioni artistiche sono nate in condizioni d’isolamento. La solitudine può portare ad isolarsi dal mondo e sviluppare una grande sensibilità interiore.
“Sono strano? Ho deciso di isolarmi per un po’. Sono stufo delle persone che mi circondano. Sbaglio a sposarmi con la solitudine?â€? Vi sono poi solitudini volute e ricercate. Quelle del creativo o di chi, nella quotidianità, sente il bisogno di ricercare un momento suo, per recuperare le energie disperse nel mondo, per ritrovare quella parte soffocata dall’affanno della vita, quando, invece, non è altro che una fuga dalle situazioni che non riesce a gestire. Si parla molto del desiderio e della paura della solitudine, poco della capacità d’essere soli. La fiducia, costruita dentro di noi negli anni della crescita, ci ha permesso di controllare la solitudine di riconoscere i sentimenti che animano la parte profonda della nostra mente e di esprimerli. La solitudine diviene, così, condizione privilegiata e da ricercarsi per aiutare l’individuo ad integrare i pensieri interni con i sentimenti. La meditazione, la preghiera e, a livello inconscio, il sonno operano questa trasformazione. Costruire un momento di solitudine e di silenzio aiuta la persona a ritrovare se stesso nell’oceano della vita. L’anelito di questo momento permette l’abbandono a qualcosa o qualcuno sopra di lui, in grado di dare significato alla vita, alle emozioni quotidiane ed al silenzio ricercato.
L’uomo contrappone alla solitudine un mondo costellato da relazioni, disseminato di immagini e da azioni. Nel tentativo, perenne, di placare l’immagine della solitudine che si porta addosso come una seconda pelle, si procura le sofferenze e le gioie della vita. Per non ripetere l’esperienza della solitudine, l’uomo è disposto a tutto. È disposto addirittura ad abbandonare, per non sentirsi solo, ad uccidere, per non sentirsi morire dentro. Il continuo bisogno di potere, espresso da persone influenti o da intere nazioni, può essere letto come una reazione alla solitudine. La solitudine contiene, quindi, sia la depressione sia la reazione, sia la fuga sia la ricerca e quando l’uomo riesce a contrapporre la disperazione della vita alla speranza le opere che realizza sono geniali. “Silvia, secondo te sono malata? Trovo che la solitudine in cui mi sono chiusa da due anni mi dia felicità. Baci aspetto una tua risposta. Giadaâ€? Trovo che sia una bella cosa perché sei autonoma. L’autonomia intesa come capacità di distinguere tra sé e gli altri con chiarezza. La mente, in ogni caso, deve saper trovare da se stessa la propria felicità. Saper star soli, rappresenta una preziosa risorsa. Permette agli uomini di entrare in contatto con i propri sentimenti più intimi, di riorganizzare le idee, di mutare atteggiamento. In alcuni casi, persino l’isolamento forzato può rappresentare un incentivo alla crescita dell’immaginazione creativa.
Esiste ancora una forma di solitudine, quella più semplice, di tutti i giorni, che si realizza come via di fuga dalla tensione della vita quotidiana. Alcune persone isolandosi riescono ad evitare un leggero stato di depressione o di apatia ed investono in creatività.
Si può arrivare ad affermare che questo tipo d’investimento permette una vera e propria fuga dalla malattia mentale. Osservate le persone dedite prevalentemente al lavoro, sembra che non ne possano fare a meno. A volte si ha addirittura l’impressione che siano drogate. Non vi è da stupirsi se appaiono avide di lavoro. Per loro, forse, l’incapacità di reggere le emozioni di una relazione umana alla pari, le spinge alla solitudine. Spesso queste persone appaiono fredde, distaccate e poco accattivanti, ma è solo una conseguenza, volta a mascherare la debolezza e la vulnerabilità verso gli altri.

“Sono Nicola, non posso immaginare quale futuro posso avere restando solo!Secondo te posso uscire dalla solitudine?�
Temo di no. L’uomo e la donna vivendo in solitudine hanno imparato a conviverci. Per quelli che non sono caduti nella disperazione la ricerca di vita, sia materiale, sia spirituale ha fornito una ragione per tentare, per vivere. Ognuno di noi, con le proprie capacità e con le proprie convinzioni, ha cercato una via e tracciato dei percorsi. Ho visto persone che si sono legati alla fede, consapevoli che esiste una forza più grande dell’uomo, sempre disposta ad operare per la crescita umana. Sono le persone che all’apparenza soffrono meno della solitudine, per loro la fede, oltre che una guida alla vita, rappresenta un faro che non farà calare la notte nell’animo. Ci sono altre persone che hanno percorso la via che dall’esterno porta al centro. Ci sono persone, invece, che hanno percorso la via della disciplina, del proprio corpo, della propria mente. Sono persone che hanno trovato un equilibrio discreto nel rispetto delle norme, dei precetti morali e nel rispetto di sé e degli altri. Sono persone che soffrono molto le ingiustizie, perché queste le rendono sole. “Sono Gennaro, avverto il bisogno di condividere con altri la propria solitudine. Amo relazionarmi con persone esterne. Sono un amante della vita sociale perché ricevo calore e sostegno in gruppo.�Ho notato, infine, che alcuni hanno utilizzato gli strumenti che la società e la cultura mettevano loro a disposizione. Abbandonati i precetti religiosi, politici e sociali si sono messi in gioco intimamente elaborando le esperienze di vita vissuta, le debolezze e la forza, propria di ogni individuo. Sono persone che hanno fatto i conti con il proprio vuoto interiore, con la paura della morte e dell’abbandono. Sono persone che hanno affrontato un percorso di analisi profonda e che hanno avuto il coraggio di chiedere aiuto, consapevoli che metabolizzare la solitudine è un percorso di ricerca continuo, che dura tutta la vita e che spesso rievoca i grandi dolori vissuti. Dalla solitudine non si può uscire, ma si può assegnarle un significato.